domenica 4 novembre 2007

Vorremmo sentirci meno soli - una posizione controcorrente nella Sinistra unitaria

Siamo ragazzi della Sinistra milanese. Abbiamo vissuto e stiamo vivendo l'esperienza del movimento studentesco, e in certi casi proviamo a vivere anche l'esperienza di partito.
Nonostante le nostre “scelta di campo”, siamo confusi, così come ci sembra confusa la situazione politica italiana a sinistra del Partito Democratico.

Ci sentiamo in controtendenza, perché pensiamo che tutti i servizi essenziali debbano essere pubblici, che la scuola debba essere una priorità assoluta, ma anche che writers e teppistelli vari che la sinistra tende a difendere siano soltanto dei viziati.

Non abbiamo vissuto gli anni giusti per sostenere il Solidarnosc, ed essere accusati per questo, però spesso ci troviamo a metà strada, e ci ritroviamo classificati da alcuni nostri compagni come “perdutamente di destra” quando proviamo a dire che alla fine la TAV può anche essere utile al nostro Paese, si tratta più che altro di farla bene nel rispetto del territorio, non di opporsi in maniera assoluta, oppure quando facciamo notare che gli esami di riparazione non sono forse la proposta migliore che Fioroni poteva fare, però almeno tentano di risolvere il problema degli appiattimento dell’istruzione, reintrotucendo la meritocrazia per impedire lo scandalo di studenti promossi senza sapere nulla, oppure ancora quando pensiamo che la sicurezza non sia un’esclusiva della destra, basta che venga affrontata con interventi seri e programmati a lungo termine e non con le soluzioni spot di Domenici.
Pensiamo che le posizioni chiuse ed estreme della Sinistra cosiddetta “radicale” a proposito di questi temi siano tra i problemi più gravi che pregiudicano lo sviluppo di una sinistra sociale “vera” in Italia. Troppo spesso rimaniamo sconvolti a sentire parlare alcuni esponenti della sinistra “radicale”, come Caruso, che troppo spesso sentiamo lontano da noi. Temiamo che non si crei una vera alternativa ad altri trent’anni di malgoverno democristiano.

Abbiamo scelto di quale giovanile di partito far parte, è vero, ma, forse convinti dalle continue voci dei nostri compagni, ci chiediamo ogni giorno se non sia il caso di spostarci più a destra, se fare la destra di un partito o l’estrema sinistra di un altro, se creare l’ennesima correntina che questa volta gioca però ad uscire a destra anziché a sinistra. Ma non pensiamo che questo possa essere utile. Solo con una vera unità a Sinistra crediamo si possa cambiare veramente qualcosa.

Siamo tra le poche persone che scelgono ancora di essere dei veri militanti, non importa se in un partito o fuori, tra i pochi sopravvissuti ancora convinti di poter determinare il futuro del mondo con le proprie idee e le proprie azioni, un po’ come quando alla fine degli anni '80 di pensava far cadere il muro di Berlino dall'Italia. Ma ci troviamo imbrigliati in una stagione politica che altro non è che un groviglio di partiti e politichese contro il quale troppo spesso ci troviamo a combattere, a volte anche senza volerlo. Vorremmo distruggere questo sistema politico, superando la forma classica che anche il nostro partito ha e creando qualcosa di nuovo che sia realmente partecipato. Vorremmo cambiare il mondo, ma ci rendiamo conto che prima di tutto dobbiamo cambiare noi stessi, il nostro partito, le nostre organizzazioni e la nostra politica.

Siamo giovani, e anche se dicono che oggi i giovani sono impigriti, noi siamo pieni di voglia di fare e tutte le difficoltà che siamo costretti a sopportare nella nostra vita politica di ogni giorno non sono ancora riuscite a far svanire l’entusiasmo che ci anima.
Non condividiamo il linguaggio del V-Day, alla politica vorremmo dare del Lei e possibilmente del Voi perché non accettiamo di condividere il linguaggio triviale e populista di quanti in questi anni si sono autoproclamati nuova politica. Fin dal primo momento che siamo venuti in contatto con la politica ci siamo chiesti se potevamo permetterci di essere comunisti, e l’unica risposta che abbiamo saputo darci è contenuta in una nota citazione: “Chiamiamo comunismo il movimento che abolisce lo stato di cose presente”. Allora sì, noi vogliamo abolire lo stato di cose presente.

Siamo senza bussola, senza un orientamento, un faro che ci guidi fuori da questa nebbia che avvolge la sinistra italiana. Non ci sentiamo pienamente rappresentati da nessun partito, e quello di cui facciamo parte lo vorremmo stravolgere completamente, anzi, forse è proprio per compiere questa “missione” che siamo ancora dentro. Chissà, ci siamo detti, magari i viandanti smarriti che si incontrano possono fare un pezzo di strada assieme, che non sarà la via perfetta, ma almeno sarà percorsa insieme. Con prudenza, naturalmente.

Ci piacerebbe poter condividere questi sentimenti con altre persone, con un commento a questo post, con una e-mail, con una serata davanti a una birra od un bicchiere di vino, o in qualsiasi altra forma chiunque ritenga congeniale.

Vogliamo provare a sentirci molto meno soli.


Ilaria e Luca

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